Coproduzione Ndaipori Teatro/Theatre en Vol
“Guai a voi, anime prave!”, grida ferocemente Caronte alle anime in attesa di fare il loro ingresso nell’Inferno.
L’Inferno di Dante Alighieri, un grande classico troppo spesso relegato ai programmi scolastici, si fa presente e in azione grazie alla forza del teatro.
“considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza.”
L’utilizzo della parodia e l’ironia, come in un chiaroscuro, mette in risalto lo spessore drammatico del testo.
Emergono, soprattutto, le figure, i personaggi umani dell’Inferno dantesco con la loro intensa forza vitale e emotiva: dal conte Ugolino a Francesca da Rimini, da ser Brunetto Latini a Farinata degli Uberti, per culminare con un toccante Ulisse, mosso da vorace curiosità, vitale e coraggioso come incurante del proprio destino e tuttavia umano, fragile, sofferente.
Regia
Gustavo Riondet
Attrice
Anna Melchiori
Spazio scenico
L 5mt / H 3,5mt / P 6mt
(saloni, palestre, aule magne: niente palcoscenico)
Esigenze tecniche
Possibilità di oscurare completamente la sala.
Disponibilità dello spazio cinque ore prima (montaggio) e due ore dopo (smontaggio) lo spettacolo.
Service audio e luci
A carico di Ndaipori Teatro
Elettricità
3 kw
Lo spettacolo
Teatro d’azione e di parola, con echi underground e del teatro di strada, lo spettacolo dimostra la forza espressiva della letteratura e del teatro.
“Guai a voi anime prave!” è uno spettacolo brillante rivolto a tutte le scuole secondarie
di primo e secondo grado, che suggerisce l’idea di aiutare gli studenti a familiarizzare
con l’Inferno, argomento che, si sa, da sempre è croce e delizia dei programmi
scolastici.
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Dicono di noi
Nel 2024 lo spettacolo vince il primo premio ex-equo del Nisville Jazz Theatre Festival (Nis, Serbia) con la seguente valutazione della giuria internazionale:
“Paradise Now”, in una forma insolitamente sontuosa e magica, dà una risposta affascinante sullo stato del nostro pianeta, che sembra destinato al collasso a causa dell’eccessivo materialismo e dell’avidità umana. È uno spettacolo che nasce dalla tradizione, dalla mitologia e dal folklore, ma che allo stesso tempo è capace di guardare in modo sorprendente al nostro tempo, un’epoca alla costante ricerca della popolarità istantanea. Gli interpreti ci hanno conquistato con la loro autenticità, i movimenti mozzafiato strettamente legati alla danza, il gioco aggraziato dell’esistenza e la risposta dell’arte che è fatta per vivere nella discarica della civiltà.”
“La lotta tra la vita e la morte, tra l’amore e la catastrofe trova in “Paradise Now” del Theatre en vol di Sassari la sua declinazione ecologica e mitologica nello stesso tempo: come Plutone, dio degli inferi, rapisce Proserpina, figlia della dea Cerere, nello stesso modo ci sono coloro che si prendono cura della Madre Terra e coloro che la devastano e rapinano le sue risorse. Da una parte le donne generatrici di bellezza e di armonia, dall’altro i maschi violenti e predatori in uno spettacolo curatissimo nella scelta degli oggetti e delle musiche oltre che nell’impianto visivo e coreografico con esiti intensamente poetici.”
Se il teatro non è teatro in volo non è teatro. Una meravigliosa performance artistica di attori e costumisti, arrangiatori di suoni e scenografi, regista e ogni quant’altro con Il grande spettacolo della fine del mondo in scena ieri sera a Lamezia.
Una scenografia essenziale fatta con materiale di recupero e su tutto un grande uccello, fatto con i pezzi di legno che il mare in tempesta sputa sulla sabbia. Le donne fanno offerte votive, le donne bellissime, rosse vestite di verde, bionde vestite di sole, ballanti finché non arrivano gli uomini, la guerra, la morte e lo sporco. Gli uomini giocano a dadi per spartirsi pezzi d’Africa, quell’Africa ricca di petrolio, cobalto e diamanti. Poi tutto precipita e resta un cadavere…
“Quasi a riprendere il mito della dea Cerere e al ratto di Proserpina, sua figlia, da parte di Plutone, dio degli inferi Il grande spettacolo della fine del mondo raffigura una operazione di teatro agit-prop, valorizzata da una particolare cura della qualità teatrale. Un teatro interdisciplinare che lavora sul confine, immerso nella vita, legato intimamente alla vita dei cittadini, che però non perde mai il suo essere poesia. Un teatro stupendo ed è questo il teatro che noi vogliamo”.
Ci sono spettacoli che è difficile descrivere, devono essere guardati, vissuti ed ascoltati. Le immagini sono più forti delle parole. Le scene pongono domande. I personaggi diventano simboli di comportamenti, avatar della realtà contingente. Le musiche evocano e suggestionano. I gesti e le azioni rappresentano in modo semplice e diretto i contesti storici che abbiamo sotto gli occhi e che cerchiamo di comprendere nonostante la loro mancanza di logica. Questa la mia riflessione sullo spettacolo che ha aperto ieri la 15^ edizione di Giardini aperti alle 21. “Theatre en vol” (33 anni di attività) presenta con il suo linguaggio alternativo e diretto il tema della sostenibilità. Madre Africa, Madre Terra, la Dea Madre depredate dalla sete e dalla fame di un uomo cieco di ogni conseguenza delle sue azioni, che semina morte e veleni dove invece cresceva spontaneamente la cura e l’amore. È nelle mani della donna che poi si ricerca l’equilibrio perduto. Nella condivisione e nell’amore. Nella rete di sentimenti che mettono al centro il rapporto diretto con la terra.
Ironia. Risata macabra. Dolcezza e violenza. Questo lo stile e il linguaggio che predilige il corpo, la danza e la lotta, alla parola. Tutto immediato. Perché la catarsi sia servita!
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